Acido Folico vs Folati. Una piccola ma importante differenza!

Acido Folico vs Folati. Una piccola ma importante differenza!

L’acido folico e i folati sono vitamine del gruppo B (sono infatti indicati come vitamina B9).

I termini “folico”, “folato” derivano entrambi dal latino "folium", che significa foglia. Infatti, le verdure a foglia sono tra le migliori fonti alimentari di folati.

Alimenti naturalmente ricchi di folati sono, per esempio, le verdure a foglia verde (spinaci, broccoli, asparagi, lattuga), i legumi (fagioli, piselli), la frutta (kiwi, fragole e arance) e la frutta secca (come mandorle e noci).

Anche se frequentemente “acido folico” e “folati” sono usati come sinonimi, i due termini vanno distinti.

Mentre il folato è la vitamina nella sua forma essenziale e naturale, presente negli alimenti (sottoforma di poliglutammato dell’acido tetraidrofolico), l'acido folico (acido monopteroliglutammico) è la forma sintetica dei folati, la forma ossidata della vitamina, che si trova nei formulati vitaminici e negli alimenti fortificati e arricchiti con vitamine.

I folati sono solubili in acqua. Sono naturalmente assorbiti e facilmente utilizzati dall’organismo umano: prima di entrare nel flusso sanguigno, il sistema digestivo li converte in forma biologicamente attiva nota come 5-methyltetrahydrofolate (5-MTHF).
È necessario assumere continuamente folati per ricostituire sempre le riserve del corpo. Bisogna inoltre tenere in considerazione che il processo di preparazione, cottura e conservazione degli alimenti può distruggere gran parte dei folati presenti nei cibi, dato che si tratta di vitamine idrosolubili, sensibili al calore, alla luce, all’aria e all’acidità.

Invece, l'acido folico, per essere utilizzato, richiede la presenza di un enzima specifico chiamato diidrofolato reduttasi, che è relativamente raro nel corpo. Questo enzima catalizza la riduzione dell'acido diidrofolico ad acido tetraidrofolico, che è la forma attiva dell’acido folico nel corpo umano.
Per questo l’assunzione di acido folico comporta per l’organismo un tempo maggiore per la sua conversione.

Alcuni studi suggeriscono che l'assunzione di acido folico insieme ad altre vitamine del gruppo B, in particolare la vitamina B6, rende la sua conversione più efficiente.

Acido folico e folati si differenziano anche per il fattore biodisponibilità. Il livello di biodisponibilità dell’acido folico è più alto rispetto a quello dei folati alimentari, che hanno biodisponibilità incompleta e variabile.

L’Institute of Medicine stima che almeno l’85% per cento di acido folico è biodisponibile se assunto con il cibo (integratori o alimenti fortificati), mentre solo circa il 50 % dei folati naturalmente presente negli alimenti viene assorbito.

Ciò può dipendere:

  • dalla fonte alimentare
  • dall’individuo (capacità di scindere il poliglutammato ed assorbire il folato).

La biodisponibilità dell’acido folico è importante nel prevenire alcuni sintomi e condizioni dovuti alla sua carenza, come ad esempio l’anemia, le malattie cardiache, i difetti congeniti, soprattutto i difetti del tubo neurale (DTN).

Il nostro organismo utilizza infatti l’acido folico per produrre nuove cellule.

I folati, naturali o sintetici, sono essenziali per la formazione dell’emoglobina e per la sintesi del DNA e delle proteine. Inoltre, rivestono un ruolo importante per i tessuti che vanno incontro a processi di proliferazione e differenziazione, come per esempio, i tessuti embrionali.

La maggior parte delle persone con una dieta sana in generale non ha bisogno di assumere integratori di acido folico per contribuire a soddisfare il fabbisogno di folati. Al contrario, le donne in gravidanza o le donne in età fertile che ne pianificano una, hanno un fabbisogno maggiore di assumere folati.

Come raccomandato dal Network italiano promozione acido folico per la prevenzione primaria di difetti congeniti: “una donna in età fertile, che preveda o non escluda una gravidanza dovrebbe, infatti, assumere una quantità aggiuntiva di 0,4 mg/die, a partire almeno da 1 mese prima del concepimento fino al terzo mese di gravidanza (periodo periconcezionale)”. Per colmare questo fabbisogno gli esperti raccomandano la supplementazione alimentare con acido folico.

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